Fulciniti & Genna: doppio sogno, doppia intervista

L’area che University of Gaming ha deciso di dedicare allo Short Deck on riguarda solamente il video corso tenuto dal coach Federico Anselmi, che pure rappresenta un valore incredibilmente alto, essendo il primo mai prodotto in lingua italiana su questa variante.

Seguendo la filosofia della scuola, che è quella di aiutare i giocatori a realizzare il sogno di diventare professionisti di poker o comunque portare qualsiasi appassionato a raggiungere il massimo livello possibile, esiste anche un percorso di staking-coaching, che ha sempre in Federico Anselmi il responsabile. A seguito di una fase di selezione e recruiting, a inizio 2021 sono stati scelti due ragazzi per un percorso di crescita che li dovrebbe portare a migliorare gradualmente fino a raggiungere almeno i mid stake di Short Deck nel poker online italiano.

Stak-Coaching Short Deck: conosciamo Federico Fulciniti e Ludovico Genna

I due ragazzi sono Federico Fulciniti e Ludovico Genna. Napoletano di 30 anni il primo, ventenne trapanese il secondo. Fulciniti conosceva già lo Short Deck e il suo scopo è ripulirsi dei vari leak per ritentare la scalata, Genna ha invece iniziato totalmente da zero.

Il racconto di Federico del primo incontro con lo Short Deck è memorabile: “Mi trovavo in vacanza in Austria, a casa di Dario Sammartino. A un certo punto lui mi chiama per farmi vedere questo gioco nuovo, che sul .com era partito da qualche settimana e di lì a poco sarebbe arrivato anche in italia. Dario stava giocando la NL5000 e lo vedo vincere 100mila euro in poco tempo. Per me è stato amore a prima vista.”

Per Ludovico Genna invece la storia è molto, molto diversa. “Avevo scoperto il poker appena compiuti 18 anni, 2 anni e mezzo fa, dedicandomi da subito allo studio degli spin&go e scalando i livelli rapidamente, da 1€ ai 10€. Le cose non andavano male, ma mi ero stufato non tanto della varianza, ma di quel tipo di varianza tipico degli Spin, che fa sì che tu ne possa perdere 30 in fila pur giocando perfettamente. Così un giorno vedo su Youtube una tappa delle Triton Series e penso subito che abbiano sbagliato qualcosa, perché c’era un tipo che vinceva con colore contro full. Nel frattempo arriva il 6+ su PokerStars, così ci inizio a giocare ma completamente a caso, infatti mollo per tornare agli spin. Poi però mi imbatto in un video di un pro di Short Deck su Youtube che mi fa capire come in realtà potesse esserci un edge da parte dei più forti. Di lì a poco leggo del progetto di University of Gaming, mando la mia candidatura ed eccoci qua.”

Come è cambiato il tuo approccio da quando hai iniziato il percorso?

Federico: “Conoscevo Federico Anselmi già da tempo, ci eravamo spesso confrontati quindi per me è stato doppiamente utile avviare un percorso con lui. Da un punto di vista tecnico Fede mi ha aiutato a limare alcuni difetti, come ad esempio qualche overvalue che avevo nel range. Un aiuto enorme dal coach è arrivato anche sotto l’aspetto mentale. Nello Short Deck il mindset ha un’importanza enorme, devi in un certo senso abituare lo stomaco a certi swing, perché con le equity così vicine perdere 3 stack è un attimo. Devi farci l’abitudine e non cadere nella tentazione di “sbrodolare”.

Ludovico: “Per me Federico è stato una bellissima scoperta e un enorme aiuto sotto tantissimi aspetti. Quello tecnico è ovviamente di primaria importanza, perché è davvero un grande aiuto sapere di avere un coach sempre disponibile per un confronto, un consiglio su uno spot su cui ho dei dubbi. Fondamentale è poi l’aspetto mentale. Io sono partito dal NL10 giusto per ambientamento e sono passato presto al 25, ma lì ho subito uno swing da 50-60 stack ed è stata dura, ma con il suo supporto l’ho superata creando in qualche modo gli anticorpi per certe situazioni. E poi grazie a questa esperienza ho scoperto che lo Short Deck è un gioco sì varianzoso, ma che diventa bellissimo in situazioni molto deep, da 3-400x. Lì si può far valere davvero l’edge.

Come è organizzato il ritmo delle sessioni e delle lezioni?

Federico: “Come ho detto conoscevo il coach da prima di questa esperienza, di conseguenza anche lui mi conosceva abbastanza bene sotto l’aspetto mindset. Io ho una vita abbastanza particolare. Ci sono periodi in cui sono incredibilmente regolare, mi sveglio verso le 6 del mattino, vado a correre e poco dopo le 7 starto la prima sessione. In altri periodi ho ritmi un po’ più “scombussolati”.

Ognuno ha una propria soglia di A-game, il mio dura al massimo 2 ore consecutive, ma posso fare qualche strappo nel caso abbia di fronte qualche super fish. Poi stacco per un’oretta, anche se il coach consiglierebbe pause più brevi. In generale faccio circa 4 sessioni da 1,5-2 ore al giorno. A queste si aggiungono le ore di studio e confronto, su cui Anselmi è davvero di una disponibilità più unica che rara.”

Ludovico: “Di solito ho orari tutti miei: mi alzo verso mezzogiorno, pranzo, il pomeriggio esco un po’ e poi grindo, per un totale di circa 5 ore al giorno. Su consiglio del coach faccio 3 o 4 sessioni medio-brevi da 1 ora/1 ora e mezzo, intervallate da pause da circa 10-15 minuti. A queste vanno aggiunte circa 2 ore di studio, in gran parte usando GTO plus. In teoria con il coach dovremmo fare 1 ora alla settimana di coaching, ma la verità è che lui è sempre disponibile a dare pareri e feedback su spot dubbi e linee tenute.”

Come vi state trovando a “streammare regolarmente su Twitch?

Federico: “La prima diretta Twitch ero un po’ imballato. Per prudenza ero sceso di 2 livelli, poiché invece che al NL200 dove gioco normalmente ho streammato al NL50, inoltre aprendo sempre due tavoli che sono anche lì meno del mio solito. Devo dire che poi questa cosa è stata utile anche a me, perché ovviamente mi sono rivisto la diretta e mi sono reso conto che alcune cose le avrei fatte diversamente. Dalla seconda diretta in poi ho deciso di streammare al NL100. In generale la gente è incuriosita, leggo tante domande e anche un po’ di confusione. Alla gente come spettacolo piace perché si vedono tanti showdown e diversi cooler, però tanti fanno ancora confusione pensando che questo significhi che lo Short Deck sia un gioco di sola fortuna.”

Ludovico: “Onestamente io non ero propenso a fare sessioni su Twitch, forse per una questione caratteriale. Comunque mi sono convinto presto innanzitutto che è una cosa molto utile a far conoscere lo Short Deck, perché in Italia non lo streamma davvero nessuno. Inoltre mi sono reso conto di riuscire a trovare un compromesso ideale per me: apro 2 tavoli invece dei 3 a cui sono abituato, e il fatto di sapere di essere osservato mi aiuta a mantenere sempre un certo self control. Certo non sono una sfinge, quando qualcuno mi fa una porcata al tavolo maschero quel filo di tilt con una risata isterica, ma tutto lì. Mi piace l’idea di sentire la vicinanza della gente, anche se l’ignoranza che regna intorno allo Short Deck si risente anche tra i commenti. Pensa che c’è ancora gente che mi vede foldare full su board con 4 carte a colore e mi prende in giro…”

Il progetto del “sogno” dura un anno. Quali sono i vostri obiettivi?

Federico: “Il mio è di “corazzarmi” e arrivare a poter giocare stabilmente e con profitto la NL1000.”

Ludovico: “L’obiettivo dichiarato era quello di scalare più livelli possibile. Ma mi piace essere realista e sarei soddisfatto a raggiungere e battere il NL200 entro quest’anno.”

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