Fabrizio Petroni, storia di un successo partito da un rifiuto

Fabrizio Petroni

Ci sono storie di successo nel poker che nascono dal nulla, come quella di Fabrizio Petroni. Parliamo di un ragazzo napoletano come tanti, presi tra i sogni e la necessità di far quadrare i conti a fine mese. Per qualcuno incontrare il poker può essere l’illusione di una scorciatoia, ma non per lui: grazie al poker Fabrizio ha trovato una strada per guadagnarsi da vivere e per completarsi come persona.

Dal fare lo steward negli stadi durante il weekend, oggi Fabrizio Petroni è uno dei professionisti di MTT di maggior successo in Italia. Non a caso fa anche parte della scuderia di streamer di UG su Twitch, canale sul quale riscuote un successo sempre crescente. Andiamo a conoscerlo meglio.

Quando scocca la scintilla con il poker per Fabrizio Petroni?

Nel 2013 guardando mio padre, che oggi insiste a chiedermi qualche ora di lezione. Il problema è che non ho mai tempo.

Dai, per lui potresti fare uno strappo…

Scherzo, ogni tanto gli do qualche consiglio. Però spiegare certi concetti di un gioco in continua evoluzione a una persona adulta è abbastanza impegnativo, perché tendono a faticare di più nell’adattamento. In questo senso i giovani hanno necessariamente qualcosa in più.

Poi cosa successe?

Successe che iniziai a giocare tornei nei club scoprendo che mi piace moltissimo, oltre ad avere la sensazione di trovarmi a mio agio, tranne quando dovevo portarmi le pile di chips da un tavolo all’altro: lì all’inizio ero un disastro. A uno dei miei primi live ero al tavolo con un ragazzo che capii essere molto conosciuto nell’ambiente, perché tutte le persone si fermavano a parlare con lui.

Chi era, Gus Hansen?

(ride) No, solo Luigi D’alterio, “il-Giuglia”. Parliamo un po’ e dopo poco tempo diventa subito il mio mentore. Sarà grazie a lui che scopro il poker online, anche se all’inizio…

Un disastro?

Live me la cavavo egregiamente e avevo anche iniziato a farmi conoscere, ma online tiltavo subito. Era proprio l’idea del multitabling che mi faceva impazzire. Però guardare Luigi è stato fondamentale, oltre che per iniziare a confrontarsi sulle varie situazioni di gioco.

Infatti le cose migliorarono molto e nel giro di poco tempo vinsi un Big 5 e un Big 10 su PokerStars.it. Così decisi di mandare le mie hand review a una nota scuola di poker, ma mi scartarono.

Ci rimanesti male?

Assolutamente no. Probabilmente avrei risposto la stessa cosa anche io, all’Asky di allora. Se possibile, questa cosa mi diede ancora più stimoli, perché dentro di me sapevo che ce l’avrei potuta fare e iniziai a metterci tutto me stesso.

L’inizio della scalata?

No, ci furono un po’ di complicazioni. Luigi decise di stakarmi per abi 3-5€ e le cose andarono discretamente perché in pochi mesi vinsi circa 2.000€. Purtroppo però dovetti smettere per un po’, perché quei soldi mi servivano per aiutare anche la mia famiglia, visto che non non avevo un impiego se non quello di fare lo steward negli stadi durante i weekend.

Dopo quasi un anno lontano dal poker decisi di riprendere. Sapevo che Giuseppe Ruocco e Daniele De Feo offrivano staking per abi bassi e mi proposi, ma andò male. Alla fine è stata l’unica esperienza di staking andata male ai tavoli, ma purtroppo può succedere.

Cosa ti mancava?

Prima avevo anche l’università, alla quale mi ero iscritto a 21 anni, forse non con la necessaria convinzione: avevo scelto Scienze Agrarie perché ci andava già un mio amico, ma in poco più di un anno avevo dato 5 esami,. Però quella vita non era sostenibile, perché la mattina andavo a seguire le lezioni e la notte giocavo a poker.

Così, dopo un anno di stop totale decisi di ributtarmi nella mischia dei tornei di poker online, sapendo che stavolta mi sarei focalizzato solo su quello. Torno da Luigi D’Alterio che, insieme a Gabriele Re, decide di stakarmi ad abi 15. Stavolta va alla grande, perché in breve tempo scalo i livelli fino all’abi massimo possibile per il .it, vincendo più di 100mila euro. La perla è stata la vittoria del Sunday Special, nel settembre 2018. Circa un anno dopo ho deciso di mettermi in proprio, ed eccoci qui.

Una delle prime sessioni Twitch di Fabrizio Petroni, nel 2019

In tutto questo quando e come nasce l’amore per gli streaming su Twitch?

La scintilla scatta a fine 2019, quando Andrea “Thaiti75” Bertacca mi invita in una sua diretta. Resto subito impressionato dalle possibilità che offre questo mezzo, in termini di rapporti con il pubblico dei follower. Così inizio a streammare anche io e, durante il primo lockdown, ho avuto l’onore di ospitare Dario Sammartino.

Forse è nata lì la tua collaborazione con UG?

No, al tempo era tutto ancora prematuro. Però ero elettrizzatissimo dal fatto di ospitare una leggenda vivente come Dario, che in pratica mi propone in diretta di stakarmi per il Main Event WSOP. Da lì nasce un bel rapporto con lui. In autunno poi si parlava della sua accademia in fase di creazione ed è stato lui a chiedermi di entrare nella sua scuderia di streamer di University of Gaming. Ancora oggi ne sono ultrafelice.

Cosa ti spinge a fare così tanti live su Twitch, anche se ovviamente il focus non può essere quello di una sessione “normale”?

Posso dirlo perché l’ho provato sulla mia pelle: vincere in live streaming è totalmente un’altra cosa. Mi è capitato sul mio canale ed è stato bellissimo, perché sei tutt’uno coi tuoi follower che chiamano le carte allo showdown, c’è molto hype ed è davvero divertente. Inoltre giocando in live su Twitch in qualche modo ti “responsabilizzi”, perché percepisci sempre di avere in qualche modo un ruolo pubblico e quindi questo ti aiuta a non tiltare.

Sei uno streamer tecnico o un intrattenitore?

Un po’ e un po’, secondo me è nettamente la via migliore. A volte spiego i thinking process, oppure spiego rapidamente i motivi per cui faccio un hero call, però allo stesso tempo ci sono momenti più “scazzoni”, come i tormentoni per chiamare le carte eccetera. Il poker tendenzialmente annoia chi non lo capisce in pieno, quindi devi riuscire a tenere alta l’attenzione di tutti.

In tutto questo, mi sorprende come non ti sia mai venuta l’idea di trasferirti all’estero per giocare sul .com.

Certo che mi è venuta, ma ogni volta che ci faccio un pensierino poi swingo una barca di soldi… Diciamo che è una cosa in programma, ma non ci impazzisco dietro. Voglio dire che quando sarà il momento ci andrò, con i piedi ben saldi per terra e senza fare colpi di testa.

Specialità di torneo che preferisci?

Il KO 6max mi piace molto, perché riesci a mettere molta pressione e a giocare molto più postflop. E poi una buona conoscenza dei range di call sposta davvero tanto, perché moltissimi ancora non conoscono le dinamiche dei KO.

Questo è tempo di SCOOP. Come stanno andando le cose?

Diverse late stage, tre tavoli finali e qualche palo, insomma ancora nessun colpaccio. Speriamo nel Main…

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